WALL-E stampato in 3D completo, giallo arrugginito con occhi grigi e braccia, visto di fronte

WALL-E: un anno a stampare un robot che raccoglie spazzatura

Progetto:

WALL-E stampato in 3D pezzo per pezzo, verniciato e invecchiato fino a sembrare uscito da settecento anni di discarica. Fuori è finito; l’elettronica aspetta ancora.

Ci sono robot che fanno paura e robot che fanno tenerezza. WALL-E è il secondo tipo: un compattatore di spazzatura rimasto solo sulla Terra, che colleziona cianfrusaglie e si innamora. Era inevitabile che prima o poi ne costruissi uno.

Prima i cingoli

Febbraio 2020. Si comincia dal basso, dai cingoli: maglia per maglia, ruote, tendicingolo. È la parte meno poetica di WALL-E e la più meccanica, quella che deve reggere tutto il resto.

Un WALL-E verde

Poi il corpo e gli occhi. Stampati nel filamento che c’era in casa, cioè verde acido. Per qualche mese il mio WALL-E è stato una specie di cugino radioattivo dell’originale.

Motori ed elettronica

Un WALL-E che non si muove è una scultura. Quindi motori a spazzola con riduttore per i cingoli e cablaggi che passano dentro il corpo fino agli occhi. La parte elettronica è quella che ha richiesto più tempo, e più bestemmie trattenute.

La ruggine giusta

Dicembre 2020: finalmente il colore. Il giallo di WALL-E non è un giallo pulito: è un giallo che ha passato settecento anni sotto il sole, tra polvere e immondizia. Quindi base gialla, poi ruggine, sporco, scrostature e colature, strato dopo strato, finché la plastica non sembra lamiera vissuta.

Finito? Fuori sì

3 gennaio 2021. Occhi grigi metallizzati, braccia montate, cingoli sporchi al punto giusto. Fuori WALL-E sembra finito. Dentro no. I test dei motori sui cingoli li ho fatti, sacrificando due motor shield. Poi è arrivata la crisi mondiale dei semiconduttori e per mesi i ricambi sono stati introvabili. Adesso i componenti li ho, ma manca ancora parecchio: la scheda con tutti i collegamenti e il software che lo fa muovere.

Quindi WALL-E è ufficialmente in letargo. Sta su uno scaffale del laboratorio ad aspettare il suo cervello, e intanto raccoglie polvere, che per un compattatore di spazzatura è la massima soddisfazione professionale.