Per chi è cresciuto in Italia negli anni ’70 e ’80, il Grande Mazinger non è un robot: è un pezzo di infanzia. I pomeriggi davanti alla TV, le sigle cantate a memoria, i Pugni Atomici. Montarlo, decenni dopo, è una specie di viaggio nel tempo con le pinze in mano.

La testa
Si comincia dalla testa, perché la testa di Mazinger è tutto. La cresta, le corna, la griglia della bocca: il volto più riconoscibile della robotica giapponese, montato pezzo per pezzo tra le pinze.

Le ali rosse
Poi il busto con le ali rosse sul petto, il Breast Burn, e le braccia viola. Il kit è una versione moderna, molto più dettagliata del robot della televisione, ma le proporzioni sono quelle giuste: si riconosce al primo sguardo.

Finito
Due settimane dopo la scatola, il Grande Mazinger è sul suo supporto, con le Mazinger Blade in mano e le ali sulla schiena spiegate. A guardarlo viene voglia di canticchiare la sigla. Lo faccio. Da solo, in laboratorio. Non lo dite a nessuno.



